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westfieldmegabusa1Eh già, è sempre un'impresa disperata quella di apparire credibili mentre si cerca di spiegare all'uomo della strada, facilmente un addetto alle pompe di benzina, che sotto quel musetto dall'aria simpatica e sbarazzina si cela in realtà un'arrabbiatissimo pluricilindrico da 1 25 cavalli/litro... Numero che di per sé non smuoverebbe poi granchè nemmeno il più blando appasionato di motori, che prontamente vi replicherà, con la più classica delle nenie da professorino, i dati dell'F20 montato sull'S2000... Ma è proprio in quel momento che potrete misurare la reale competenza del vostro improvvisato terlocutore, perchè mettendo insieme il resto dei numeri (1 1 .000 giri e 500kg) l'espressione di “chi ne sa” si trasfomerà immediatamente in una via di mezzo tra l'incredulo e lo spaventato. Anche perchè, per fare “i compiti a casa” non serve certo Adrian Newey, e con 300cv/tonnellata è facile capire che siamo nel segmento di auto come la Porsche Turbo o la Ferrari 430.

Ma ovviamente una malessemblata replica dell'originale Lotus 7 non ha nulla a che spartire con calibri di questo spessore, perchè come tutte le “figlie” (legittime o meno) del compianto Colin Chapman ha dalla sua un'arma che le raffinatissime supercar odierne non riescono a sfruttare: il peso. O, per meglio dire, l'assenza di peso. Perchè, proprio come amava dire il patriarca della Lotus: "i cavalli li senti solo sui rettilinei, la leggerezza invece ti fa andare più forte dappertutto"

Ed è solo nel momento in cui si riesce ad assimilare questo concetto che si riesce a capire davvero cosa significhi essere al volante di un mezzo che ha più punti di contatto con i kart, piuttosto che con le auto sportive. Oltre all'ovvia leggerezza, che abbinata alle doti di coppia e potenza di quel fantastico motore motociclistico fa pensare immediatamente a scatti brucianti e frenate poderose, c'è da considerare il baricentro, elemento spesso sottovalutato, che aiuta a contenere le inerzie ed il rollio, regalandovi quella impagabile sensazione di volare letteralmente ad un palmo sopra l'asfalto (che poi è l'esatta distanza alla quale si trova in realtà il vostro ricettore biologico di sbandata: il sedere) ...e ritrovarsi poi a pensare che la maggior concentrazione di peso situato oltre la linea di cintura della vettura è la vostra testa, fa venire subito voglia di essere più bassi... o di voler allegerire la massa di materia grigia presente nel cranio, operazione sempre sconsigliabile quando si è seduti dentro un traliccio di tubi capace di spingersi a 160 orari giusto nel tempo di riuscire a pronunciare "ne voglio una anche io!"westfieldmegabusa2

Quindi, abbiamo stabilito che la Westfield Megabusa è una “motomacchina” (o, se preferite, Bike Engined Car, BEC, all'inglese) capace di spiattellare con naturalezza prestazioni degne di auto presenti solo el garage della vostra Playstation, che ha una linea da “istant classic”, di quelle che riusciranno sempre a strapparvi un sorriso ogni volta che aprirete il box... Abbiamo anche implicitamente stabilito che non bisogna accendere un muto per mantenerla, perchè, come i più smaliziati tra voi avranno già capito, leggerezza non significa solo prestazioni, ma anche bassi consumi. Di benzina, certo, ma non solo: Gomme, freni ed organi soggetti ad usura soffrono proporzionalmente al carico che devono subire, e come spesso capita nel mondo delle kitcar, la maggior parte di queste componenti sono mutuate dal mercato dei grandi numeri, fatto perlopiù di auto sovrappeso; dovergli far gestire i ridicoli 5 quintali della “Mega” per loro è quasi un sogno.

Fin qui sembra tutto roseo e bello, anche troppo per essere vero. Ed infatti, come per tutte le cose, c'è sempre il rovescio della medaglia. Nel nostro caso lo possiamo facilmente identificare in un solo aggettivo, di cui peraltro dimenticherete presto l'esistenza nella vostra convinenza con una motomacchina: la praticità.

E non sto ovviamente parlando solo del numero di palline che riuscirete a far entrare nel portabagagli o della qualità delle plastiche del cruscotto, elementi comunque sorprendenti, visto che attrezzandosi alla bisogna si riesce a portare con se l'occorrente per un bel weekend fuori porta, e che il "cockpit" non è altro che una bella lastra di carbonio luccicante... Ma faccio piuttosto riferimento ad elementi che si fa fatica ad immaginare come scomodità nell'ultramotorizzato terzo millennio...

westfieldmegabusa6Elementi ormai talmente intrinsechi a qualunque automobile da sembrare come follia il solo prenderli in considerazione... Chi di voi ha mai pensato di chiedere al rivenditore di turno se l'automobile oggetto del vostro interesse fosse dotata di riscaldamento e parabrezza?

Beh, nella Megabusa non solo sono ptional, ma sono elementi addirittura controproducenti, visto che per entrambi si tratta di peso aggiunto da portarsi in giro, con la non troppo appetibile prospettiva di essere anche praticamente inutile la loro presenza, visto che l'aria calda prodotta potrebbe essere a malapena sufficente a portare alla giusta temperatura un bicchiere di brunello, e che l'unico, sadico, scopo del parabrezza sembra essere quello di scaraventarvi in abitacolo ancora più pulviscolo di quello che credevate possibile esistere sulla strada.

Evidentemente, letta così cruda, la realtà sembrerebbe suggerire un uso assolutamente “one shot” di giocattolini come questi, ma vi assicuro che con le dovute accortezze (il cappellino giusto, un bel paio di “googles” ed una buona giacca tecnica) la Mega saprà diventare una fedele compagna con cui macinare chilomentri su chilometri di statali e provinciali... A patto ovviamente di riuscire a convivere con i terrificanti rumori prodotti dalla trasmissione, perchè i vari clock-sbong, tipici dei cambi sequenziali, qui vengono amplificati dalla cassa di risonanza creata dal vano motore, e soprattutto il fatto di riuscire a farsi una ragione di essere a1 30 all'ora, in sesta, a 7mila giri, può richiedere un bel po' di "apertura mentale"...

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Una volta messi da parte tutti questi discorsi di compromessi e scomodità però, quando vedrete di fronte a voi la giusta sequenza di curve mediostrette, sentirete le farfalle nello stomaco ancor prima di cominciare a darci dentro davvero, perchè mentalmente sarete già preparati a godervi l'ennesima dose di adrenalina... Rivivrete in un istante, come una sorta di reminiscenza, tutto il repertorio della 'Busa, fatto di uscite a fionda dalle curve, arricchito a piacimento da ruote fumanti o velocità di percorrenza impossibili, a seconda dell'umore del momento. Difficile cercare di descrivere le sensazioni che si provano alla guida di un veicolo (chiamarla auto mi risulta sempre difficile) come questo: Già il solo sentirla ronzare in garage mentre si fanno scaldare i fluidi vi mette di buon umore, anche perchè significa che anche stavolta è andata in moto.

Uscire di casa e gustarsi le espressioni dei passanti concorre irrimediabilmente ad accrescere il vostro buon umore e, se avete quel genere di inclinazione, anche il vostro ego potrebbe sentirsi decisamente compiaciuto di attirare tutta quell'attenzione...

Attenzione però leggermente diversa dalle tipiche supercar, che spesso vengono guardate di sottecchi, con quella sorta di invidia/gelosia tutta I taliana, che a volte toglie un po' della magia al momento. Qui invece diventate all'istante una sorta di eroe d'altri tempi, e passarete la maggior parte del tempo a contraccambiare saluti e sorrisi, situazione in cui i motociclisti alla lettura si sapranno immediatamente calare.

Una volta diradate le case ed allontanatisi dalla civiltà, vi tornerà alla mente che non siete usciti di casa bardati peggio di Amudsen per passare il tempo a farvi puntare contro l'indice dai bambini, e nemmeno per dare delle sonore pacche sul sedere alle passanti più “meritevoli” (vantaggi di essere dal lato sbagliato della strada, ma in compenso all'altezza giusta) e quindi avvertirete il primo cuorioso sintomo del classico comportamento compulsivo tipico di ogni petrolhead che si rispetti:
Un irrefrenabile prurito rispettivamente alla mano sinistra ed al piede destro, curabile solo con un deciso colpo in avanti del polso ed una flessione in basso della caviglia... Da leggersi come “giù una marcia e dentro col gas”. In quel preciso istante il mondo diventerà un posto leggermente diverso da come ve lo ricordavate, fatto di immagini sfocate e rumori molesti. A questo punto non vi resta che decidere con quale ritmo interpretare la strada: Se siete belli freschi e lucidi probabilmente vi verrà voglia di attaccare ogni curva come se ne andasse del vostro onore, cercando di lottare contro la meccanica in una battaglia per trovare il limire di aderenza, battaglia che probabilmente perderete, perlomeno se siete su strade aperte al traffico ed avete un po' di sale in zucca... Passati questi primi chilometri di affanno vi arrenderete alla 'Busa e vi assesterete su un ritmo che il vostro cervello sia in grado di tenere per più di qualche curva consecutiva senza andare in “recovery”, godendovi la coppia del motore, che se ad un'occhiata distratta della scheda tecnica potrà sembrarvi modesta, per motivi che i nostri migliori ricercatori stanno ancora cercando di spiegare sembrerà invece essere decisamente corposa, o perlomeno sufficente a dimenticarvi del fantastico clonck-sbang del sequenziale, permettendovi di essere maggiormente concetrati su percorrenza e traiettorie, anche perchè, agevolati dal fatto di poter fisicamente vedere le ruote anteriori muoversi ad un metro lì davanti ai vostri palmi, le pennellate dello sterzo saranno precise come mai prima, permettendovi di innescare una sfida con la riga bianca che delimita la carreggiata, tanto per vedere chi è più rigoroso nel seguire l'asfalto tra voi e lei. Con questa andatura i chilomentri passano in un baleno, ed anche il temuto traffico dei gitanti della domenica non rappresenta più un cruccio, perchè anche in questo caso, come per i motociclisti, basterà un leggero affondo sul gas per effettuare sorpassi lampo senza prendersi grossi rischi, permettendovi di avere di fronte a voi asfalto sempre “fresco”, pronto per essere consumato dall'esuberanza del vostro assale posteriore, che grazie al fatto di trovarsi proprio in corrispondenza del vostro “ricettore biologico di sbandata”, vi permetterà con relativa facilità di esibirvi in coreografiche uscite di curva a ruote fumanti, con l'autobloccante a controllare con perizia i facili eccessi del vostro entusiasmo, che vi farà sicuramente prendere la mano a fare questo genere giochini in ogni uscita di curva, che sia però adeguamente in vista, giusto per evitare di farvi tirare qualche accidente dal sopraggiungente traffico dell'altra corsia.

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Come dicevo qualche riga più su, sicuramente parliamo di un mezzo che va trattato con le dovute attenzioni: controlli regolari dei fluidi vitali e degli organi meccanici, che a causa delle vibrazioni generate dall'alto numero di rotazioni dell'albero motore potrà capitare di trovare con qualche vite allentata qui e lì, ma in fin dei conti niente di così fastidioso... Con una BEC in buone condizioni, e con le “cose giuste” nei punti chiave, il più delle volte è sufficente un rapido controllo visivo. In fin dei conti si tratta pur sempre di un bel momento di feticistica intimità tra voi e la “vostra” meccanica, che grazie alla semplicità costruttiva avrete comunque facilmente a vista semplicemente allentando una manciata di bulloni qua e la.

Ma a parte queste piccole schiavitù, che se prese per il verso giusto fanno comunque parte integrante del gusto del possesso di un giocattolo di questo genere, il resto sono Emozioni con la maiuscola. Di certo non è un mezzo adatto a chi cerca le mezze misure o il miglior compromesso, ma per tutti quelli di voi che sono affascinati dai giri motore a 5 cifre, che hanno edonismo per la meccanica e che voglio fare sempre il pieno di adrenalina e vivere le emozioni senza filtri, questa potrebbe essere la compagna ideale per trascorrere il soleggiato semestre dell'ora legale in giro per piste e passi montani.

Cercando di dare una conclusione netta a quest'accozzaglia di pensieri, che mi arrivano ancora di getto, contaminati da brividi ed adrenalina, potrei tentare di definire ancor più esplicitamente il cliente tipo per un giocattolo come questo... Potrei cavarmela piuttosto semplicemente dicendo che è adatta a chi vuole provare le stesse sensazioni dell'andare in moto, senza però il fastidio di infilarsi in un canguro morto e mettersi un blocco di vetroresina sulla testa... Ma per “vissuto” in prima persona posso solo dirvi: provatene una, nella giornata giusta e sulla strada giusta, solo dopo potrete realmente capire cosa significa davvero possedere e guidare una motomacchina.

Happy Ape (cit.)