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Come molti sapranno, i primi di settembre 2016 ho avuto un brutto incidente con la mia Caterham R500. Per fortuna non si è fatto male nessuno, ma tutti i mezzi coinvolti ne sono usciti gravemente danneggiati. Mettendo da parte il triste ricordo dell'incidente voglio documentare la ricostruzione della Caterham.

Prima di cominciare devo un ringraziamento speciale a Willy che ha lavorato con passione e competenza a questo progetto, e i risultati si vedono.
Grazie anche a Borghi Automobili che ha seguito tutti i lavori e svolto un servizio magnifico con i ricambi portandomeli addirittura a casa quando necessario.

La macchina si presentava così dopo l'incidente. Ad un primo sguardo malconcia, ma non così male. La macchina era ancora riconoscibile tutto sommato!

Facendo un giro più attento però purtroppo era evidente che non c'era un pezzo che fosse stato risparmiato. Cominciavo a temere che anche il telaio fosse danneggiato.
Mi si ponevano a questo punto tre possibilità: buttarla via, ricostruirla su un telaio nuovo, o riparare quello che c'era.

Nessuna delle tre soluzioni si prospettava particolarmente economica, sebbene ognuna avesse un certo appeal: comprarla nuova perché la macchina nuova è una cosa bella per definizione; e anche ricostruirla è un'esperienza interessante. Mi sarebbe piaciuto costruirne una nuova da zero ma anche costruirne una esistente dopo averla disintegrata non è da meno.

Prima di poter prendere una decisione bisogna fare una stima dei danni: musetto e relative griglie, radiatore, sospensioni anteriori e braccetti dello sterzo tutti andati.

Le pannellature laterali della carrozzeria sono tutte rovinate. Quelle a destra perché hanno subito direttamente l'impatto...

...e quelle a sinistra perché la macchina è rimbalzata nel carrello e ha urtato contro il parafanghi rialzato del carrello. 

Per non farci mancare nulla, è ammaccata anche quella posteriore. Non è un gran segno, ma è in una posizione tale per cui la riparazione sarebbe difficoltosa, si fa comunque prima a sostituire la parte.

Dell'ammortizzatore destro rimane solo questo moncherino...

...il resto dell'ammortizzatore è sparso in giro. Quello sinistro appare integro, ma lo impacchettiamo insieme a quello che resta del destro, in caso di riparazione lo farò revisionare comunque.

Dopo aver fatto il giro esterno, con il cuore in palpitazione, verifichiamo quello che ci fa più paura: il telaio. Senza misurare nulla, a colpo d'occhio è dritto. E così prendiamo la decisione di andare avanti a smontare la macchina per ricostruirla sul telaio esistente. Non so ancora quantificare esattamente tutti i danni, ma se come sembra il telaio è a posto, vale la pena ripararla.

Si comincia con l'estrazione del motore...

Bello...!

La macchina svuotata del motore mette tristezza, sembra di stare impagliando un animale al museo... ma facciamoci forza e andiamo avanti!

A vederla così verrebbe quasi da pensare che è quasi cosa fatta... cosa sarà mai? Ci sono volute poche ore per smontarla tutta... cosa ci vorrà mai per rimetterla insieme? Un incauto ottimismo mi pervade...

Intanto, visto che abbiamo tirato giù il motore, ne approfittiamo per aprire la frizione che mi aveva dato dei problemi. E' tutto a posto, tranne che un o-ring di tenuta del pistoncino della frizione si era rotto. 

Quando arriva il momento di smontare il ponte posteriore, arriva una brutta sorpesa. Anche il mio ponte DeDion è crepato, esattamente come quello di Merlu che per una rottura simile del ponte DeDion ha perso una ruota in pista a Magione pochi giorni prima.

Vedendo la forma che ha, con le ruote a sbalzo in avanti rispetto al ponte, effettivamente c'è da chiedersi come possa non rompersi continuamente. Lo metto da parte in attesa di capire se sostituirlo o ripararlo e vado avanti.

Le pannellature vengono via facilmente, devi solo cercare di non pensare che tutti i rivetti che togli rimangono in giro nei tubi del telaio. Per sempre.

Anche l'honeycomb dietro la pannellatura laterale è segnato. L'attacco della marmitta l'ha segnato nell'urto, ma non attraversato. Tutto sommato questo mi consola.

E finalmente in poco tempo la macchina rimane tutta nuda...!

Con tutto il "ripieno" da parte, vicino a dei possibili upgrade motoristici!

Ragiono anche su possibili upgrade al serbatoio, quella pompa della benzina laterale non mi è mai piaciuta.

Alla fine desisto però, ci sono già troppi lavori in ballo, il conto finale è incerto (ma certamente sarà molto salato), e non voglio aggiungere altri lavori non necessari.

E' il momento della verità. Il riscontro visivo della bontà del telaio non mi è sufficiente, la portiamo su un tavolo di riscontro super certificato per vedere che sia effettivamente dritto.

L'unica cosa un po' storta è la mensola su cui poggia la scatola dello sterzo. Abbastanza inevitabile, si è presa tutto l'urto. Ma poco male, non è un elemento strutturale ed è abbastanza semplice da raddrizzare.

Unico danno rilevato, gli attacchi del braccetto inferiore destro. Il foro anteriore viene rifatto al volo.

Per l'attacco posteriore dello stesso braccetto invece decidiamo di ricostruirlo. Non solo si era leggermente piegato, ma chissà perché, in fase di costruzione della macchina, avevano deciso di attaccarlo con due punti di saldatura minuscoli.

Ed eccolo in sede con la sua nuova robusta saldatura, prima di essere riverniciato.

Nel frattempo ricevo info da Caterham sul ponte DeDion. Effettivamente in passato c'era stata una serie di ponti più fragili. Ma il mio è di quelli "buoni". Dato che la rottura è solo sulla saldatura, decido di tenere il ponte esistente e rifare solo la saldatura.

E in aggiunta mettiamo un rinforzo. Adesso è ancora meglio di un ponte nuovo.

E subito si corre a porre il primo tassello della ricostruzione dopo il montaggio!

Approfitto della macchina tutta smontata per sostituire anche tutti i tubi in rame dei freni ed aggiungere un ripartitore di frenata.

Sempre "già che ci siamo" si mette un po' d'ordne in tutti i cablaggi sotto il cruscotto, non capita tutti i giorni di avere smontato lo scuttle.

Ma si comincia a respirare vera aria di ricostruzione quando arriva il primo pannello. Bellissimo nella sua pellicola blu. Trovo questa vista così incoraggiante che per un attimo penso proprio di fare la macchina blu.

Purtroppo c'è un intoppo, dalla Caterham mi mandano la pannellatura posteriore di una SV. Non c'è modo di adattarla alla mia S3. Si ferma tutto in attesa del nuovo pezzo. Sfruttiamo il pezzo per pensare come diavolo fare a piegare la pannellatura posteriore negli angoli del bagagliaio. Tagliamo pezzi di lamiera rotta per provare ad adattarla ma è veramente un lavoro disumano. Comincio a temere di dover fare venire giù qualche mastro lattoniere dalla Caterham. 

Dopo qualche giorno di pausa dal lavoro si presenta Willy, che ha sempre ostentato freddezza verso questo lavoro, e invece ha passato questi giorni di pausa per costruire una macchina che facesse le piegature di cui avevamo bisogno!

E il risultato è perfetto al primo colpo. Così bello che per un attimo vengo attraversato dal pensiero di lasciarla con l'alluminio a vista!

Si va avanti a pannellare e a piegare lamiere...

Viene il momento di tagliare il buco dello scarico... Momento drammatico perché la lamiera originale l'avevo fatta a pezzi per provare a piegarla, ma il risultato ancora una volta è ottimo.

Viene poi il momento di prendere le misure per i fori per la nuova gabbia. L'acquisto della gabbia è legato all'incidente ma è un upgrade che avevo in mente da tanto di fare, e non c'era occasione migliore per farlo.

Una volta terminate le pannellature è il momento di andare in verniciatura. Per prima cosa viene dato un fondo per uniformare le superfici e per fare attaccare meglio la vernice.

Poi si passa al colore vero e proprio. In questo caso il colore scelto è stato il "Verde Ithaca" della Lamborghini, che richiede due passaggi oltre al trasparente lucido.

1) Colore verde di base.

2) Strato di perlato

3) E infine il trasparente lucido

Devo dire che tutta verde e senza cofano un po' mi lascia deluso, non è come me lo aspettavo. Allora corro a guarnire la macchina con il cofano e il musetto solo appoggiati giusto per vedere l'effetto. E così mi piace molto invece. Il musetto nero stacca un po' dalla monotonia del verde, il cofano invece rompe le superfici dritte delle fiancate e consente alla vernice di prendere luce da angolazioni diverse e mettere in risalto tutte le sfumature dello strato perlato.

Passo successivo si rimette il motore, un po' di profili di carbonio e i sedili.

Decido di montare un altro upgrade, di cui mi pentirò stavolta: il 5° punto delle cinture.

Sono montate correttamente, eppure si capisce subito che daranno molto molto fastidio. Ed effettivamente la prima volta che le monterò in pista dopo 2 giri dovrò fermarmi a slacciare e tenere solo i 4 punti standard perché ad ogni frenata mi manca il respiro. Forse sono troppo grosso io, forse gli inglesi hanno le parti intime più coriacee, non saprei, ma questa cosa va rivista.

Sembra di essere arrivati alla fine invece tra guarnizioncine e guarnizioncelle, nuovi bushing neri della Powerflex (altro piccolo upgrade...) e finiture varie il tempo passa ma la macchina sembra non progredire. Arriviamo così alla sera prima della partenza per la tappa del Mugello di LLCC, a cui mi sono iscritto imprudentemente con la macchina ancora a tocchi.

Mi rendo conto che siamo indietro non riusciamo a finire in tempo. C'è bisogno dell'ingrediente segreto. Salta fuori una cassa di birra. Se vuoi fare bene le macchine inglesi devi lavorare come un inglese!

Purtroppo di notte in Brianza si trova solo birra tedesca Beck's ma è va bene comunque per lo scopo prefisso.

Alla fine della nottata la macchina è quasi finita. Da qualche parte saltano fuori anche magicamente delle bende per i collettori, di un bel colore un po' brunito che mi piacciono molto di più di quelle bianche che sembrano fasciature dell'ospedale.

Il giorno dopo, quando sarei dovuto partire per il Mugello, sembrava che ci fossero da sistemare solo pochi dettagli, e invece i dettagli sono mille. 

Alla fine alle 21.15, è tutto pronto. In un ritardo mostruoso, con di fronte più di 4 ore di viaggio per arrivare. Carico la macchina sul carrello senza neanche provarla. Fuori ha piovuto e la strada è bagnata ed è tardi. E' stupido decidere di provare una macchina appena ricostruita da zero in un autodromo così lontano, ma la macchina è stata ricostruita con l'obbiettivo di averla pronta al Mugello, e quindi dovrà correre al Mugello, anche se rischio di andare lì e non poter girare per qualche banalità.

A rendere le cose più interessanti, anche il carrello è stato appena ricostruito dopo l'incidente e da quando è stato ricostruito non ha fatto più che il giro dell'isolato...

Il viaggio sarà lunghissimo e noioso, con arrivo al mio bellissimo hotel dopo le 2 di notte, ma senza nessun intoppo.

La mattina mi regala un crescendo di belle sensazioni:

apro la finestra e c'è il sole;

il paesaggio è stupendo, le colline, la luce, fa presagire solo bene;

la colazione mi mette di ottimo umore. Leggera e nutriente come piace a me: salmone, pesce spada, aringhe, funghi, cotechino, salsicce, uova fritte, pancetta, fagioli, pecorino (Toscano DOP!) e per finire una tazza di té e un croissant con la marmellata;

e infine, la vista più bella, il mio convoglio di mezzi rinati, pronti per un altro viaggio e un'altra pistata.

E finalmente in pista. Nonostante tutte le incertezze, la macchina è andata perfettamente da subito senza il minimo problema. Questo è la migliore prova del fatto che il lavoro è stato svolto bene.